Seconda Pelle

“…La civiltà di un popolo è un linguaggio fatto di oggetti e simboli” (Anonimo).

Se dovessimo pensare a quello che ci rappresenta simbolicamente nel XXI secolo, non avrebbe nulla a che vedere con quello che ci sembrava indispensabile ed identificativo nella civiltà degli oggetti negli anni 80.

Vi ricordate il fax? che senso avrebbe oggi? basta scansionare il documento e spedirlo via posta elettronica. Esiste anche quella certificata. L’ I-pod è il nuovo Wolkmen, vi ricordate, negli anni settanta il mitico Sony, con il mangia cassette, che si fissava alla cintura e le cuffiette audio, che coprivano le nostre orecchie?

Più ci si avvicina al futuro e più le forme diventando “anoressiche” cercano di ottimizzare le varie funzioni del comunicare, sintetizzando lo strumento ad un unico apparato elettronico. Parola d’ordine per gli oggetti, ridurre le forme all’indispensabile.

foto di Nicola Belluzzi-Nabe- Milano 2011

L’uomo però, si sa, è un essere irrazionale, o meglio, ha sempre bisogno di sentirsi “speciale” ed entrare in simbiosi con l’oggetto che gli appartiene. Altrimenti che senso avrebbe tatuarsi la pelle come i primitivi, se non manifestare una simbologia feticista?
Da qui, l’esigenza di avere un’immagine dell’attrezzatura o dell’oggetto a sua immagine e somiglianza. Un prodotto decorato, è già un “più” rispetto a quello che il progettista “pensa” e l’industria costruisce.

“L’ornamento è un crimine”, sosteneva l’architetto austriaco Adolf Loos nel 1908, in un celebre saggio dal titolo esplicito “Ornamento e delitto” in polemica con ori e decori della secessione viennese.

Indulgere al solo piacere dell’occhio è un peccato? Allora c’è da chiedersi, perché in tutte le culture del mondo, la decorazione diventa alla fine la traccia che ci racconta gli usi e i costumi delle popolazioni? Il decoro è un valore universale!

Ad aprile di quest’anno sono stato invitato a partecipare ad un’iniziativa per una associazione “no profit” di Milano, la fondazione Pini, attiva in Lombardia da diversi decenni nell’aiutare i bambini meno fortunati.L’esposizione è stata organizzata nelle prestigiose sale della Triennale durante la settimana del design 2011 a Milano.

Si trattava di re-interpretare una seduta, tra l’altro copia in “plastica” delle vecchie sedie da osteria milanese, gentilmente concessa da una azienda milanese. la “collezione” finale, frutto del lavoro, fisico e concettuale di uno stuolo, di creativi, alcuni famosi a livello internazionale, che si sono prestati alla nobile causa è visibile sul sito di Design for Charity, di seguito l’url per visionare tutte le opere esposte http://www.designforcharity.it/press.html

La mia proposta è stata realizzata a 4 mani, con l’illustratore Alessandro Sanna
coinvolto oltre che per l’amicizia che mi lega, anche per la grande stima e considerazione che nutro nei confronti del suo lavoro, in particolare nella sensibilità che lo accompagna nel produrre immagini per bambini.

La sedia è stata ribattezzata Chil Chair (Chil, abbreviazione di Children). Di seguito la breve descrizione che accompagna l’opera:
” Orizzontale verticale che taglia a metà la sedia. Animali calligrafici sulla seduta che affiorano dall’acqua e pesci che scorrono fino ad incontrare una foca sullo schienale.
Una sedia per bambini ma anche per genitori bambini”.

Nota: Le opere, sono state messe all’asta per devolvere l’incasso a scopi benefici per l’infanzia.

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