Curarsi l’anima…

Abito in questo condominio da circa tre anni. Quando abbiamo traslocato, ho avuto una piacevole sorpresa scoprendo che al piano di sopra risiedeva una famiglia che conosco da tanto tempo.

Ci eravamo persi di vista, ma ricordo bene i tempi in cui i nostri figli andavano all’asilo insieme. Poi i bimbi hanno frequentato scuole elementari

diverse, per cui ci si incontrava per strada a volte… un cenno di saluto, gli auguri a Natale, brevi informazioni sui ragazzi durante la loro crescita.

A Milano funziona così: ci si vede tutte le mattine per anni, accompagnando i figli a scuola. Si prende magari il caffè insieme qualche volta, per discutere dei colloqui con gli insegnanti o delle riunioni scolastiche, e poi ognuno torna alle sue occupazioni che in gran parte dei casi, sono pressanti; tutti lavorano, nessuno ha tempo per approfondire la conoscenza.

Ma torniamo ai miei vicini…

Quando ci siamo stabiliti qui, lei mi ha accolta con simpatia e abbiamo riallacciato quel rapporto. Niente di particolarmente intimo: due parole davanti all’ascensore o mentre ognuna ritira la sua posta nell’atrio del condominio; brevi informazioni sul giardinaggio, una passione che abbiamo in comune. Purtroppo in questi ultimi anni suo marito si è ammalato gravemente: Alzheimer. La vedo correre come una matta tutto il giorno per riuscire a fare tutto da sola.

Occuparsi di un malato di alzheimer non è facile…

La sento a volte, durante la notte, piangere disperatamente. Abita al piano sopra il mio e mi è impossibile non ascoltare i suoi lamenti e la disperazione che la coglie, a volte. Sento anche i tonfi del marito che si alza dal letto e cade… sono soli, mi è sembrato di capire. Non vedo aiuto da nessuno, i figli sono tutti impegnati…

Stamattina l’ho incrociata giù davanti al cancello: stavo per tirare fuori le chiavi, ma lei mi ha preceduta e mi ha aperto. Ha atteso che entrassi e poi abbiamo preso l’ascensore insieme… in quel breve tragitto mi ha informata della sua malattia: carcinoma allo stomaco. E nel sentire la notizia, mi è sembrato che nel mio, di stomaco, qualcuno avesse sferrato un pugno violentissimo tale da togliermi il fiato.

Cosa si può dire a una donna che ha appena scoperto di essere condannata?  Si, ci sarà l’intervento e magari potrà anche cavarsela. Ma non credo possa affrontare tutto questo da sola. Mi chiedo come farà, con il marito in quelle condizioni…

Ho una mia teoria, che a volte mi è capitato di verificare… sono convinta che il dolore, il rancore, il malessere spirituale e la solitudine, possono far venire queste malattie, se non si corre ai ripari. Curando soprattutto la propria anima…

Purtroppo… tante, troppe persone non lo capiscono…

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