2000: Juno

Ah. I pregiudizi. Ossia quella cosa per cui vi ostinate a tenere un comportamento che non si può spiegare in nessun altro modo se non che vi siete fatti un’idea a riguardo senza alcuna base per giudicare.

Verso Juno (2007) avevo una serie di pregiudizi. Eppure la regia è di Jason Reitman che ha diretto Thank you for smoking (2005) e Tra le nuvole (2009), che non sono i miei film preferiti di sempre, ma certamente mi sono parecchio piaciuti.
Però l’altra sera mi sono seduta sul divano e l’ho guardato e molti li ho superati tranquillamente e quindi è sempre meglio sapere esattamente di cosa si sta parlando prima di parlare a caso.

Juno ha 16 anni. Non è punk, non è cheerleader, non è la più carina della scuola né la brutta che tutti prendono in giro. Ha una migliore amica, un amico, Bleeker, di cui è più o meno innamorata, un padre che assomiglia a un mio professere di letteratura all’università (ma questo non potete appurarlo :D) e una matrigna “tecnica delle unghie”.
Poi rimane incinta e iniziano i mille pericoli per una pellicola di questo genere.

Dialogo immaginario della sceneggiatrice Diablo Cody allo specchio.

DC: -Come caspita lo facciamo questo film?-
Specchio: -Lo devi solo scrivere, mica girarlo.-
DC: -Intendevo, vogliamo parlare delle gravidanze in adolescenza? Ci mettiamo un consultorio? Dobbiamo far morire di paura le ragazzine? Ci mettiamo un prete, una suora? Questa Juno è triste o allegra? La facciamo abortire o diventare mamma? Ci mettiamo il cordone ombelicale avvolto intorno al collo che fa tanto E.R.?-
Specchio: -Quante volte hai visto la scena in cui la ragazzina confessa ai genitori di essere incinta e loro piangono?-
DC: -197. Anzi 198.-
Specchio: -Bene, allora non far piangere nessuno. E Juno falla molto cool.-
DC: -Del tipo?-
Specchio: -Falle fumare la pipa.-

Il film viaggia più o meno su questi binari. I titoli di testa sono carinissimi e alternativi, le musiche dolci ma per niente scontate o cinematografiche,  Juno è davvero cool, tranquilla e sicura di sé. La prima possibilità che considera è l’aborto. Non c’è nemmeno bisogno di pensarci. Lo dice all’amica, lo dice al ragazzo (un Michael Cera dalla faccia giustamente intontita) va alla clinica e poi ci ripensa.
A casa i genitori accolgono la notizia con una certa calma (però quando sono da soli “sarebbe meglio fosse diventata drogata” e meno male 😀 ) e la supportano nella scelta di portare a termine la gravidanza e dare il piccolo in adozione, perché non c’è assolutamente nessuna possibilità che una sedicenne possa diventare madre. Ci vuole maturità per certe cose. Ho sedici anni, non sono mica scema.
C’è solo un intoppo nella coppia designata da Juno (sapete quando un personaggio è così simpatico e gggiovane e vicino alla protagonista tanto simpatica che, per forza, deve nascondere qualcosa? Ecco, appunto) e poi fila tutto liscio.
Parto-adozione-storia d’amore con l’amico di cui sopra.

Juno è una commedia, da molti paragonata per leggerezza di toni e profondità di argomenti, colori e atmosfere a Little Miss Sunshine. Infatti, si comporta esattamente da commedia: non approfondisce l’argomento scottante della gravidanza di una adolescente, non si erge come esempio di comportamento da seguire o come specchio di una generazione. Solo propone una adolescente che fa una scelta. Forse poco realistica e poco comune o non condivisibile, ma certo non è nemmeno comune trovare una ragazzina  sicura e matura come Juno.
I genitori sono troppo tranquilli e aperti, regalare un bambino a una coppia che ha messo un annuncio sul giornale è un facile escamotage per aggirare il problema, una sedicenne non può essere così sicura di non potere fare la mamma e così via, tra mille e mille obiezioni.

Se un difetto c’è, è questo: la rappresentazione un tantino edulcorata della realtà. Che però non è intrisa di perbenismo anzi, ribalta le aspettative dello spettatore in questo senso: la coppia di genitori adottivi (la Garner e Bateman)  ha molto da nascondere nonostante l’apparenza borghese e perbene. E quella che sembra una famiglia sconclusionata, sboccata, che non deve difendere nessuno status (e quindi non ha niente da perdere) alla fine è più sincera, pratica e amorevole.
Juno vi sembrerà solo dannatamente fortunata.

E, se proprio lo volete sapere, non credo che sia un film smaccatamente antiabortista come molti dicono. L’immediatezza con cui Juno considera la possibilità di abortire e l’assoluta mancanza di motivazioni religiose e/o morali a spiegare il suo ripensamento, mi fanno pensare che effettivamente si può cambiare idea. E qualcuno lo fa e qualcuno no.
E questo è un film su una che cambia idea, ma non per questo diventa a tutti i costi una baby mamma isterica come nei programmi idioti di mtv.

Quella è campagna antiabortista, non Juno.

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