L’agnellino pasquale

E’ già da circa un mese che da tutte le vetrine dei fornai e dagli scaffali dei supermercati fanno bella mostra di sè, uova in carte sgargianti e colombe  per tutti i gusti.

Ogni tanto per curiosità mi  fermo a leggere le etichette e soprattutto gli ingredienti. A dire la verità è un “vizio” che ho, ma tanto ormai mi sono rassegnata,  perchè aivoglia a leggere e cercare di evitare… dai conservanti, oggi, non si scappa più!

Tutto è imbottito da sigle e numeri che dovrebbero essere cose buonissime ed in realtà lo sono, o almeno ci sembra che lo siano…il resto non conta. Coloranti, edulcoranti, conservanti, grassi idrogenati, polveri lievitanti, emulsionanti, stabilizzanti e tracce di…

Ormai si legge solo questo  dappertutto, senza contare che ci vorrebbe dietro la lente d’ingrandimento per capirci qualcosa. Mah!

 Inevitabile, in questo periodo, anche a costo di sembrare un’eterna nostalgica anche un pò pesante, ricordo il profumo di dolci che invadeva le strade del mio paese in questi giorni tanti anni fa…ora non so…

Era usanza preparare “i tiralli”, dei biscotti tipici della Pasqua.

Molto spesso se ne preparavano grandi quantità perchè non tutti avevano il forno a legna e quindi,  approfittando della disponibilità delle vicine che si mettevano a disposizione, si faceva una bella provvista che durava ben oltre le feste pasquali. Non c’era bisogno di conservanti e gli ingredienti erano semplici e naturali. Unici vezzi erano delle uova inserite qua e là e qualche confettino di zucchero colorato. Farina, latte, zucchero, uova, ammoniaca e sugna… e per l’aria si spandevano i profumi che fuoriuscivano da quasi ogni casa.

Ci accontentavamo di poco e non cercavamo uova di cioccolato. I nonni  a volte ci regalavano l’agnellino pasquale in pasta di mandorla,  spiegandoci il suo significato. Ricordo un anno che mio nonno ce ne regalò uno così tenero e dolce nell’espressione che rimanemmo  lì incantati ad osservarlo girandolo e rigirandolo ammirandone la perfezione per molto tempo. Altro che sorprese di plastica!

 Non lo mangiammo mai.

Rimase lì in bella mostra e dopo le feste rimase nella credenza della cucina a far capolino dal vetro. Diventò durissimo, ma rimase con noi per molti anni.

Perchè penso che allora tutto aveva un altro sapore?

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