Pubblicità

La sera mi capita di cenare spesso, insieme a tante pubblicità.

Sono create a proposito, certi come sono i pubblicitari e le varie aziende, che la stragrande maggioranza delle famiglie italiane, a tavola ha un ospite d’onore… la TV.

Tutte le sere.

Sanno di avere un pubblico vastissimo, non si sfugge. A meno che non si spenga l’apparecchio e si decida di parlare finalmente coi propri familiari, invece che stare a guardare uno schermo. Senza neanche fare attenzione a quello che si ha nel piatto.

Ma posso capire la pubblicità di un’auto, o di uno yoghurt. Oppure di un dado per fare la minestra o una bevanda, senza contare le merendine che danno l’impressione di essere ormai, parte integrante della nostra alimentazione. Mi chiedo però che senso ha trasmettere uno spot sul deodorante da usare in bagno, con immagini abbastanza esplicite.

O quella di una signora di una certa età, che ha il problema dell’incontinenza. Lamentandosi dell’odore emanato all’interno di un ascensore, a cui scopre di porre rimedio con un pannolino.

Peggio ancora mettere in risalto un adesivo per dentiere. O il purgante da usare contro la stipsi. E che dire della pubblicità sugli assorbenti femminili… con le ali, senza le ali. Morbidi, a triplo strato e addirittura profumati!

Stasera ne ho vista una che mi ha fatto rimanere con la forchetta a mezz’aria… un tecnico accorso per riparare una lavastoviglie, illustra alla “massaia” di turno gli effetti dei resti del cibo.

Per cui mette in un contenitore di vetro una poltiglia viscida, stomachevole e disgustosa, estratta dal filtro, che dovrebbe dimostrare quanto potrebbe essere indispensabile l’ultimo detersivo uscito sul mercato.

Mi piacerebbe sapere se le pubblicità di questo genere, trasmesse all’ora di cena, hanno avuto un’impennata nelle vendite… e se è così mi chiedo: com’è possibile?

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