La porta – Magda Szabò

Emerenc e Magda sono due donne diverse tra loro per età, estrazione sociale, vita privata e infanzia vissuta. Sembrerebbero non avere niente in comune, ed è questa la sensazione che si prova scorrendo le pagine di questo libro.

Probabilmente, se Emerenc non fosse diventata la donna tuttofare nella grande casa di Magda, le due non si sarebbero mai incontrate e i loro due universi non si sarebbero mai incontrati.

I rapporti tra loro scorrono senza intoppi, come capita tra due persone che si frequentano per lavoro, ma le circostanze e gli accadimenti della vita fanno scavalcare il muro della professionalità per toccare le corde sensibili delle emozioni.
Le due donne diventano sempre più vicine, benché Emerenc, la donna delle pulizie, la cuoca, la cameriera, sia quella che conduce il gioco e quella che decide fin dove e quando spingersi nelle confidenze. La porta tra le due non sembra spalancarsi mai, e quando raramente succede, si richiude in fretta, senza far capire se si riaprirà.

Una donna attaccata alla vita terrena, che svolge lavori manuali e concreti, l’altra totalmente incapace di badare alla casa e al suo andamento, ma protesa verso un mondo di immaginazione che prende forma attraverso la macchina da scrivere, e il filo rosso conduttore del loro rapporto è Viola, il cane di Magda o forse il cane di Emerenc.

L’atmosfera che si crea durante la lettura è a tratti cupa a tratti leggera, ma sembra sempre di respirare la stessa aria delle due protagoniste, di sentire la neve che, fredda, si posa sulle strade e sulle mani, o di vedere gli alberi in fiore e percepire il loro profumo.
Più si prosegue nella lettura, più si arriva a presagire la fine, che arriverà inevitabile e drammatica, ma che lascerà nel cuore l’affetto grande di due donne, del quale, però, non è stato possibile sbrogliare l’intera matassa.

Vera

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