Anni 90: Le iene

In un angolo della mia stanza c’è un altare. Su questo altare c’è una foto di Tarantino. Ogni settimana faccio un sacrificio: sgozzo il dvd di un film brutto. In questo modo mi assicuro che Quentin creerà film come solo lui sa fare, ancora per molto molto tempo.

Mi avete scovato. Io sono una fanatica di Tarantino. Non dirò mai che un suo film è brutto, perché è assolutamente impossibile.  Un giorno avrò un figlio. Al suo sesto compleanno gli varò vedere la filmografia completa. Altro che Alla ricerca di Nemo.

Le Iene (Reservoirs dog – 1992) è il mio film preferito di Tarantino.
Mi perdonino Black Mamba, Mia Wallace e Vincent Vega. Perdonami pure tu Shosanna. Non ti arrabbiare Jungle Julia. Nella prima opera di Tarantino c’è tutto quello che vedremo negli anni successivi, proprio tutto. Ma più immediato e spontaneo. Con i film successivi ogni fan va in delirio mistico tra  riferimenti, citazioni, dialoghi folli, colpi di genio.
Con le Iene si diventa fan.

La trama è semplicissima e la conoscono tutti. Joe (Lawrence Tierney)  deve rubare dei diamanti in una gioielleria. Assolda 6 uomini: Mr. White (Harvey Keitel), Mr. Orange (Tim Roth), Mr. Pink (Steve Buscemi), Mr. Blonde (Michel Madsen), Mr. Brown (Tarantino) e Mr. Blue (Edward Bunker). Non si conoscono tra loro e dovranno chiamarsi sempre con i rispettivi soprannomi a garanzia di qualche problema. Ma va tutto storto perché c’è un poliziotto infiltrato. Fine.

Ovviamente la trama (congegnata in modo perfetto) non è la cosa più importante. Prendete l’inizio della storia, poi in ordine cronologico, tutto quello che viene dopo. Fate a pezzi e mischiate per bene. Otterrete così la linea temporale del film, in cui vediamo una cosa e dopo vediamo quello che c’è prima. E dopo quello che è successo alla fine. E poi quello che è successo una settimana prima. A Quentin piace sempre fare così :)

Una delle caratteristiche che più amo dei film di Tarantino è il suo ragionare per poche, grandi, lunghe scene e sezioni.
Kill Bill vol. I è il combattimento con Vernita Green, la fuga dall’ospedale, il cartone animato su O-Ren, l’incontro con Hattori Hanzo, la lunghissima scena con Gogo e gli 88 folli.
Kill Bill vol. II è il massacro durante le prove del matrimonio, l’incontro con Michel Madsen, la storia degli insegnamenti di Pai Mei, il combattimento con Elle, il lunghissimo incontro con Bill.
Bastardi senza gloria è la lunghissima scena nella campagna francese con il terribile colonnello Hans Landa, il discorso di Brad Pitt ai bastardi, la serata alla taverna con Diane Kruger, il finale epico nel cinema.

Vale per tutti i film di Tarantino in modo più o meno palese.

Non fa eccezione Le iene. L’ufficio di Joe, il ristorante della scena iniziale, una strada e il bagno della storia raccontata da Mr. Orange. Ma il set principale è il garage in cui i malviventi si ritrovano dopo la rapina fallita e in cui avviene tutto quello che è tempo presente, tutto quello che è ancora in svolgimento.
Questo utilizzo del garage fornisce una forte sensazione di teatralità. E’  un palco e vi si svolge una piece teatrale. Gli attori escono o entrano in scena da un unica porta, noi vediamo sempre quello che succede e abbiamo un vantaggio rispetto ai personaggi assenti. E’ il caso del folle Mr. Blonde che tortura il poliziotto preso in ostaggio e poi viene ucciso dal morente Mr. Orange. Eddie il bello entra successivamente e vuole sapere cosa diavolo sia successo. Noi lo sappiamo, ma lui non sembra credere a Mr. Orange.
Anche lo stacco della camera sull’amputazione dell’orecchio del poliziotto ha un che di teatrale. Sembra quasi che si sia chiuso il sipario.
Per assurdo l’intero film si sarebbe potuto svolgere nel garage. Tutto è rievocato dalle voci dei personaggi, anzi: la rapina non la vediamo affatto. Tutti ci dicono che Mr. Blonde è impazzito alla gioielleria ma non lo vediamo mai con i nostri occhi. Tutto il film si sarebbe potuto svolgere semplicemente parlando. Ognuno dei flashback rende vivo un momento precedente al garage di cui comunque sappiamo l’esistenza, o perché la si immagina o perché ci viene raccontata. Il garage, sempre per assurdo, basta a sé stesso e allo svolgimento del film.

Per fortuna non è andata così, altrimenti ci saremmo persi quella che è, secondo me, la sequenza più geniale (che non si sarebbe potuta mai immaginare o evocare a parole): Mr. Orange, il poliziotto infiltrato, si esercita nella memorizzazione di una storiella di droga che servirebbe a convincere Joe delle sue referenze.
La scena deve dare testimonianza della progressiva immedesimazione di Mr. Orange nel personaggio che deve interpretare. Visivamente assistiamo a un crescendo splendido.
Prima Mr. Orange è scettico e il suo compagno lo convince dell’opportunità dello stratagemma.
Poi lo vediamo passeggiare nella sua camera con il foglio in mano, ripetendo a memoria e sbirciando di tanto in tanto la storia, come se si preparasse per una interrogazione a scuola.
Poi ancora ripeterla all’amico, ma questa volta accompagnata da gesti, dall’atteggiamento giusto, dallo sguardo da spaccone.
Ed eccolo davanti a Joe, Eddie il bello e Mr. White, raccontare ancora la storia e rispondere alle loro domande. L’importanza dei particolari.
Infine,  mentre ancora sta raccontando, Mr. orange entra davvero in quel bagno e ci sono davvero i poliziotti e un cane antidroga e lui la droga ce l’ha addosso. Ma  li guarda e fa finta di niente, non esce di via di corsa come un novellino, si attarda, si lava le mani, si asciuga col getto di aria calda e finisce che sembra sia successo davvero.

Non dico niente di straordinario se sottolineo la follia e genialità dei dialoghi. La discussione sul significato della canzone Like a Vergin di Madonna e la dissertazione sulle mance sono solo due esempi di quello che Tarantino farà in tutte le sue pellicole. Un delirio 😀

Gli attori, che ve lo dico a fare. Nutro un amore particolare per Buscemi che ha interpretato alcune delle mie pellicole preferite (i fratelli Coen sono un’altra mia fissazione :) ), e qui non fa eccezione. Ma Tim Roth è davvero grande. E Michael Madsen è davvero pazzo.

Tarantino ha influenzato il cinema di oggi in maniera incredibile. E questo già dalla sua prima pellicola. Molti non lo tollerano affatto, credono sia un buffone, pagliaccio di Hollywood con la citazione troppo facile.

Io non sono tra questi, mi pare chiaro, però sono d’accordo che o lo si ama o lo si odia. Non permette mezze misure.

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