Top 5: casa dolce casa!

Quasi più in nessun cinema fanno l’intervallo, vero? Nelle multisala sicuramente l’hanno abolito, è rimasto nei piccoli cinema che ancora sopravvivono all’attacco dei multiplex.

Ma io voglio tener vive le tradizioni di un tempo, quindi se qualcuno deve andare a fare pipì o a comprare i pop corn può farlo: c’è un po’ di intervallo nella nostra passeggiata tra i decenni e quale modo migliore di riempirlo con qualche Top 5? :)

Ecco quindi che mi trasformo in architetto e vi porto a vedere le più belle case del cinema :)

  1. The dreamers (2003) di Bernardo Bertolucci. Nel ’68 Isabelle e Theo invitano nella loro casa parigina Mattew, uno studente americano appassionato come loro di cinema. Odiato da molti, ritenuta una delle punte più basse del cinema di Bertolucci, punta sicuramente alla ricerca dello scandalo (tra incesti, nudità e morbosità varie) e  fornisce un quadro del ’68 forse troppo rispondente a certi luoghi comuni. Tuttavia a mio parere crea una bella atmosfera e le decine di citazioni cinematografiche sono una goduria per i cinefili (a proposito, voi chi preferite tra Chaplin e Keaton?). Vogliamo parlare della casa? Un enorme, antica, cadente casa parigina, grandi stanze, lunghi corridoi pieni zeppi di librerie, in cucina sedie spaiate e divanetti imbottiti, soffitti altissimi e porte con i vetri. Il mio spirito bohémien l’ha adorata subito :)
  2. A single man (2009) di Tom Ford. Colin Firth interpreta un professore inglese, gay che insegna in un università della California. Il film racconta un giornata particolare della sua vita: quella in cui ha appreso della morte del suo compagno. Un film delicatissimo e struggente di cui un eccellente Firth porta sulle spalle tutto il peso grazie a un’interpretazione grandiosa. Vedetelo assolutamente se l’avete perso. E’ infinitamente migliore del film che lo precede, poche storie, ma qui parliamo di case. Il protagonista vive con il suo compagno in una magnifica villa immersa nel verde, costruita interamente in legno e vetro che è la Schaffer Residence progettata nel 1949 da John Lautner. Un capolavoro di architettura moderna di cui mi accontenterei caso mai a Parigi non trovassi una appartamento come quello di The dreamers.
  3. Eyes wide shut (1999) di Stanley Kubrick. Non c’è bisogno che vi riassuma la trama, questo film è più famoso di…non so. Mettete un nome assurdamente famoso a vostro piacimento. Sappiate solo che ho un rapporto strano con Kubrick: alcuni suoi film li amo pazzamente, davvero.  Altri mi fanno traboccare il cuore di odio e venire il prurito alle mani. Questo film lo amo parecchio ed è pieno di ambienti bellissimi. Innanzitutto le splendide sale affrescate in cui si tengono i riti orgiastici/massonici/spaventevoli. E poi il bellissimo salone della festa da ballo di Victor Ziegler (interpretato da Sidney Pollack) con la cascata di luci sulla scala.
  4. V per Vendetta (2006) di James McTeigue. In un futuro non troppo lontano e non troppo diverso dal presente, un regime totalitario che perseguita ogni tipo di minoranza e opposizione opprime Londra. Un eroe/vendicatore che si fa chiamare V, mascherato da Guy Fawkes (il ribelle impiccato durante la congiura delle polveri nel 1605) salva Evey (Natalie Portman) da alcuni poliziotti e porterà avanti la rivoluzione. Non so se ho già scritto da qualche parte che raramente piango durante la visione di un film. Tuttavia le rivoluzioni, le ribellioni, le resistenze, la lotta e il parlamento inglese che salta in aria in genere mi fanno questo effetto. Allora. Case. Il nascondiglio di V si chiama La Galleria delle Ombre ed è  una tana calda e luminosa piena zeppa di famosissime opere d’arte salvata dalla distruzione, cibi di contrabbando e musica. Mi sembra di sentire l’odore dei french toast che si spande per aria.
  5. La damigella d’onore (2004) di Claude Chabrol. Philippe rimane folgorato dalla bellezza di Senta ad un matrimonio in cui lei fa la damigella d’onore. Come prova d’amore lei propone che entrambi uccidano uno sconosciuto. Ah beh, certo. Come ho fatto a non pensarci subito.
    Chabrol sa penetrare nei meandri più oscuri della mente umana con distaccato realismo ed eleganza, rappresentando un amore folle e insano che pretende di essere al di sopra di ogni regola. Non è il suo film più famoso ma uno di quelli che ho amato di più (Benoit Magimel è un  mio debole :D). Che dire della casa di Senta? Lei vive “di sotto”, nella cantina alla base della villa. Se il resto della casa è molto simile a quello di The dreamers, la cantina è uno spazio dal soffitto basso, con le pareti di mattoncini e scaffali pieni di libri, candelabri d’argento e scaldabagno a vista, paraventi multicolor e finestrini che danno sul giardino. Un buco praticamente, ma molto affascinante.

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