Luoghi comuni

La mia famiglia valorizza abbastanza il mio lavoro. Ma bisogna comprendere che è una famiglia in cui l’unica donna sono io: 2 figli e un marito. Maschi.

Per cultura o chissà per quale altro misterioso motivo, l’uomo italiano tende un pò a svalutare il lavoro di una donna, che ha scelto la famiglia come “carriera”.

Ogni maschio italiano è cresciuto da una mamma italiana: chioccia e troppo protettiva… me compresa.

Di conseguenza, il mio lavoro è si apprezzato (forse dai miei figli, altra generazione ) ma comunque è dato un pò per scontato, pensando erroneamente che facendo la casalinga ho tempo, forze, energie illimitate. In parte è vero, io stessa lo dico sempre…

Ma in parte non è così.

Fare la casalinga è anche estremamente frustrante e alienante, se non si trova il modo di inframmezzare questo “lavoro” con piccole pause. Cerco di prendermele con determinazione e caparbietà. “Devo” coltivare un minimo di interesse, per qualcos’altro che non sia il pavimento lucido e l’assenza di polvere sui mobili.

E’ da lì purtroppo scatta il mio senso di colpa: quando prendo i miei spazi, li devo come rubare…

A nessuno verrebbe in mente di pretendere di mollare le proprie attività, per essere disponibile sempre e comunque alle esigenze di un membro della famiglia.

Il lavoro viene prima di tutto…

Al contrario, a una casalinga, se è nel bel mezzo di una visita ad un museo, o sta vagando tra fiori e piante di un garden… si può chiedere tranquillamente di correre a sbrigare una faccenda per il marito o la cognata, che hanno un’attività retribuita.

Marito, figli e parenti vari sono convinti che il tempo e la volontà di una donna  che fa la “massaia” ( chi usa più questo termine oggi? Forse solo Emilio Fede)… non contino quanto quello di chi lavora fuori casa.

La verità è che ancora oggi, noi donne dedite alla famiglia siamo considerate di serie B. Troppi luoghi comuni aleggiano su questa figura ormai in via di estinzione…

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