Rituali

Abbiamo un ‘”ospite” alla mensa, che è un tipo molto particolare.

Il nome non lo ricordo, anche perchè è impronunciabile, ma so per certo che è di origini arabe.Vive in italia da molto tempo, tra tutti gli altri si distingue per la sua aria nobile e distinta. Sempre molto pulito. Non so come faccia, visto che vive per strada. Dal suo modo di fare e dai suoi atteggiamenti traspare una certa cultura, quelle rare volte che mi rivolge la parola lo fa in modo,come dire… come di un re che parla ai suoi sudditi.

Io sono convinta che in passato ha svolto un ruolo, un lavoro, che ha a che fare con l’insegnamento. Mi ricorda tanto, per intenderci, gli insegnanti descritti nel libro ” cuore “.

A pranzo arriva sempre per ultimo, quando tutti hanno preso ormai posto. Come se volesse fare un’entrata “scenografica”. Ha bisogno che si ” noti ” il suo arrivo, prende posto sempre nell’ultimo tavolo e resta il più possibile lontano dai vicini. Come se non volesse mischiarsi coi comuni mortali. Inoltre va via sempre per ultimo, mentre noi abbiamo già cominciato a pulire e sgombrare i tavoli. Resta comodamente seduto senza fretta, a ultimare il suo pasto.

Io lo so e gli giro attorno in attesa che finisca, ma non gli metto fretta…  se anche fosse non se ne renderebbe conto. Ma intanto lo osservo…

Ha una stranissima mania. Mettiamo 4 panini piccoli a testa, sul tavolo. Lui li prende a uno a uno e li svuota con metodo e ” perizia ” della mollica, della quale fa un mucchietto di fianco al piatto ordinatamente , a forma di cono. I panini invece, svuotati e diventati ormai una specie di ” coppetta ” li mette di fianco al suo bicchiere.

Solo dopo aver fatto questo lavoro si decide  finalmente a mangiare. Mi sono resa conto che per lui è un rituale irrinunciabile… alla fine si alza, rimette tutte le sue cose in una 24 ore, dalla quale non si separa mai, fa un cenno di saluto e si incammina verso l’uscita.

A molti volontari è antipatico e lo ritengono arrogante … ma io, come spiegare, sono affascinata dal suo modo di fare. 10 anni che lo vedo ripetere esattamente le stesse cose tutti i venerdì, mi chiedo perchè ha bisogno di eseguire quella strana cosa col pane, cosa ci sarà nella sua testa. Sono anche convinta che apparteneva a una famiglia non solo di cultura, ma anche nobile. Ha le movenze di un antico re d’egitto… chissà perchè mi viene da associarlo a una figura del genere.

Mi rendo conto che è molto strano, non mi spiego questo suo atteggiamento, soprattutto perchè ha bisogno di fare quel lavoro col pane.Vorrei tanto sapere di più su di lui, chiedergli come ha fatto a finire sulla strada… ma non mi è permesso, non è nei miei compiti.

Credo che le mie domande non avranno mai una risposta, tranne forse quando leggerò un giorno la notizia del ritrovamento di un senzatetto, su una panchina del parco, morto per assideramento. Di solito quando avviene una cosa del genere,(in inverno succede spesso) i giornali ne danno una breve notizia e magari si scopre qualcosa della sua vita.

Il nome, la nazionalità, supposizioni varie. Poi finisce come tutti gli altri… dimenticato.

Non sapremo mai cosa gli è successo di preciso, qual’è stato il percorso della sua vita, l’evento che ha scatenato la sua alienazione dal mondo e dai suoi simili…

Chissà quante storie da raccontare, che nessuno ha mai avuto voglia di ascoltare.

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