Peterson in rossonero?!

Dan Peterson ed il Milan di Silvio Berlusconi: legame impossibile?

La leggenda dell’Olimpia e la squadra della città meneghina, mai così vicini come nel….

Il “Nano ghiacciato” si siede di fronte ai giornalisti per la conferenza stampa del pre-partita. Nella prima giornata di ritorno, l’Armani Jeans Milano sarà in campo al Mediolanum Forum per affrontare la Banca Tercas Teramo in un match difficile. L’Olimpia è seconda in classifica e, con l’arrivo di Lynn Greer seguito dal presunto ingaggio di Benjamin Eze, possiede un roster altamente c0mpetitivo. Ma il “Coach” sorprende tutti senza parlare di pallacanestro.

Una dichiarazione di Dan Peterson basta per creare sgomento ed incredibilità fra i giornalisti presenti in sala stampa. “Era l’ultimo anno che passavo sulla panchina dell’Olimpia Milano, il 1987, e con il mio roster ho vinto tutto. Con Dino Meneghin, Mike D’Antoni e tutti gli altri ragazzi abbiamo fatto bottino pieno. Alla fine della stagione diedi l’addio al ruolo di allenatore”. E fino a qui nulla di nuovo, tutti conoscono la grande storia dei meneghini e del “Nano ghiacciato”. “Nel gennaio di quel 1987 mi contattò Silvio Berlusconi per la panchina del Milan. Io risposi che ne avremmo potuto parlare, ma da fine stagione. Lui, alla fine, ingaggiò Arrigo Sacchi”. Queste sono le parole rilasciate da “Coach” Peterson a “Palla a spicchi”, programma sportivo di Radio24. “L’amministratore Delegato del Milan, Adriano Galliani – continua l’americano – quando mi vede, continua a ripetere: ‘Dan, con te in panchina avremmo vinto tutto’. Ringrazio sempre per la stima che anno nei miei riguardi”.

Poi svela anche un piccolo retroscena verificatosi a Cremona, quando il “Nano ghiacciato” sfoderò un abito firmato, di un’eleganza sopraffina. “Dopo il match con Pesaro, al mio ritorno sulla panchina dell’Olimpia, fui portato nella boutique del mio attuale capo – racconta ridendo – e mi hanno trattato come un re. A Cremona, nella mia seconda partita con l’Olimpia, c’era Giorgio Armani”. Dan Peterson ha avuto il completo nello spogliatoio, nel pre-gara, dovendosi poi cambiare come ogni giocatore. “Andai a salutarlo e gli chiesi: ‘Allora, sto bene?’. Lui mi prese l’orlo della camicia, ordinando di accorciarlo di un paio di centimetri: non doveva vedersi il polsino. Un siparietto divertente tra i due uomini che stanno riportando a Milano un grande basket.

Commenti

commenti