Quando la vita scivola tra le mani

Ci sono 2 persone un pò particolari, che vengono a consumare il pasto da noi in mensa. Sono marito e moglie, certamente pensionati che non arrivano a fine mese.

Sono ormai parecchi mesi che usufruiscono del servizio.

Hanno un pò di altezzosità che contrasta molto, con il luogo in cui consumano questi pasti. Ho imparato, col passare del tempo, ad osservare i nostri ospiti e a percepirne la personalità… da come sono vestiti, da come si muovono, da come parlano o si rivolgono a noi, si possono capire tante cose.

La prima volta che sono arrivati, il marito camminava spedito e sicuro di sè, quasi con arroganza (ma so che è per coprire l’imbarazzo) trascinandosi la moglie dietro, che puntava i piedi e non voleva assolutamente entrare in sala. Soffriva terribilmente per il fatto di essere costretta a consumare i pasti in quel luogo.

L’espressione letteralmente schifata: si guardava attorno con timore, come se la sua idea di una mensa per poveri fosse estremamente umiliante. Come se si aspettasse una folla di gente affamata intorno a un tavolo, elemosinando un piatto di pasta o un tozzo di pane.

Non è così, ovviamente: in quanto relativamente piccola, possiamo permetterci di farla apparire quasi come un ristorante. Serviamo ai tavoli ogni singolo ospite. Cerchiamo di essere cordiali, affabili.  Accogliamo nei limiti del possibile richieste particolari e tentiamo di metterli a loro agio.

Questa signora se ne stava lì come paralizzata. Il marito l’ha praticamente sollevata e messa a sedere… può succedere che si provi imbarazzo al primo impatto con noi, è naturale… ma loro hanno assunto da subito un’atteggiamento arrogante e altezzoso. Al momento del pasto avanzano mille richieste. Pretendono atteggiamenti particolari, riguardi che sanno bene di non potere avere, e che ci è vietato: ho spiegato il perchè.

Lei, superato l’imbarazzo della prima volta, si guarda bene dall’usare un certo modo di rapportarsi a noi volontari, ci tiene a farci capire che una volta era “una signora”, tende a farsi servire eccessivamente. Da questa breve descrizione, potrebbero sembrare 2 persone estremamente sgradevoli… ma non è così.

Mi fanno un’infinita pena.

Avranno avuto una vita agiata da giovani. Hanno una certa cultura e sono vestiti molto bene. Abiti un pò datati, ma di una certa fattura e di qualità. Chissà cosa è successo nella loro vita, per ridursi a mangiare in una mensa. La loro arroganza non è gratuita… ma una conseguenza. Così facendo tentano di mettere distanza, tra l’idea che hanno ancora di sè e la realtà che sono costretti a vivere…

Di solito di fronte all’arroganza tendo a essere inflessibile: non sopporto certi atteggiamenti.

Ma nel loro caso…  li assecondo. Faccio finta di non capire, di non vedere, li servo nei limiti del possibile come piace a loro. Se mi chiedono qualcosa in particolare, tento di accontentarli se posso.

Non me la sento di sbattergli la verità in faccia, quella che loro non vogliono vedere… mi fanno compassione.

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