La scuola in Giappone, Lezione Seconda: Le materie

Ecco a voi la seconda “lezione” che cercherà di fare chiarezza sui dubbi che gli appassionati si pongono sulla scuola nel paese del Sol Levante!
Oggi parleremo…delle materie!
Molti degli insegnamenti delle scuole nipponiche, a dire il vero, sono insegnamenti comuni alla maggior parte delle scuole del mondo.
Lingua (Giapponese, ovviamente), matematica, musica, scienze, scienze sociali, educazione civica, educazione fisica, lingua straniera – e la maggior parte di queste materie sono insegnate dalla scuola elementare fino alla scuola superiore.
Non ci sono tutti gli orientamenti di istruzione secondaria presenti in Italia (liceo classico, liceo scientifico, etc), poichè la maggior parte degli allievi sceglie una scuola “generica”(più simile alla scuola americana). Esiste, però, una piccola minoranza di “scuole ad indirizzo specialistico”, che prevedono, tra i vari indirizzi, anche agricoltura (!), marina-pesca (!!) e attività domestica (!!!).
Ovviamente ci sono ancora in Giappone scuole solo femminili e scuole solo maschili.
In tanti si chiedono che cosa può spingere un sano adolescente a circordarsi solo di persone del proprio stesso sesso, ma la risposta è quanto mai semplice.
Lo studio.
Spesso, infatti, in queste scuole si studia “più sodo”, senza la distrazione di eventuali storie d’amore che possano sbocciare tra i banchi.
Ma torniamo al discorso “materie”.
La prima diversità rilevante sta nell’insegnamento di una materia che in Italia non si insegna più da molto – l’economia domestica.
Queste lezioni mirano a dare a chi li frequenta tutte le conoscenze necessarie per gestire da soli una casa – pianificazione della spesa e degli alimentari, lavare, stirare, accudire dei figli, cucinare, etc.
Ecco spiegato perchè le ragazze Giapponesi sono brave a cucire e cucinare (come insegnano moltissimi manga), mentre noi povere occidentali bruciamo anche i surgelati e non sappiamo nemmeno attaccare un bottone.
La seconda sostanziale differenza sta nei corsi extrascolastici.
Forse non tutti lo sanno, ma in realtà i cosiddeti “club” non sono strettamente obbligatori, ma solo “caldamente consigliati”, sia per la socializzazione, sia per i crediti scolastici e d escludendo i classici circoli sportivi e letterari, gli studenti possono proporre delle attività di loro interesse – disegno, fotografia, giardinaggio e quant’altro.
Insomma, è un ottimo modo per trovare qualcuno che condivida le proprie passioni e per farsi qualche amico che non sia solo un compagno di classe
Spesso sono sovvenzionati dalla scuola stessa e continuano l’attività anche durante le vacanze, soprattutto nel caso di allenamenti dei club sportivi.
A proposito, proprio per favorire l’integrazione, le classi non sono le stesse per tutta la durata del percorso di istruzione (ad esempio la scuola superiore), ma vengono “rimescolate” ogni anno.
Un’altra particolarità delle scuole Giapponesi sono gli eventi ufficiali, ad esempio la cerimonia di ammissione, la cerimonia di diploma, le varie feste di inizio e fine anno, le giornate dello sport e il Festival della Cultura.
L’ultima, in particolare, è qualcosa di quasi inimmaginabile per noi occidentali – si tratta di una specie di “Open Day” in cui le scuole sono aperte a chiunque fosse interessato a visionare l’attività scolastica, ai genitori degli studenti e agli amici.
Ma è tutto fuorchè una delle “Giornate dell’Orientamento” tipiche Italiane.
In Giappone, infatti, durante i festival della cultura gli allievi svolgono delle attività, generalmente divisi per classe o per club, per sovvenzionare le varie attività didattiche.
I ragazzi, in queste giornate, si occupano di quasi tutto – dalla decisione delle cose da fare, all’organizzazione degli edifici, alla preparazione di eventuali stand.
Sì, sì, stand!
Perchè durante queste giornate gli studenti possono preparare e servire cibo e bevande agli ospiti, organizzare spettacoli teatrali, oppure “case infestate” o chi più ne ha più ne metta.
Anche in questo caso, scommetto che a chiunque è venuto in mente almeno un manga da citare come esempio, eh?
Ah, ma ancora non siete soddisfatti?
Non vi resta che aspettare la terza lezione, allora!
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