Karma e preghiere

Sono una di quelle persone con le idee un pò confuse riguardo la religione.

Per educazione ricevuta, per valori trasmessi dai miei genitori , mi posso definire Cattolica. Non praticante come si suol dire.

Anche se ogni tanto sento comunque il bisogno di andare in chiesa, raccogliere i miei pensieri e pregare.Forse più per gli altri, che per me. Ad esempio per mia cugina, che ha la sclerosi multipla.

Non chiedo la sua guarigione, so che i miracoli sono rari… ma chiedo che Dio le dia la forza di accettare e sopportare.

Oppure mi sorprendo a raccomandare i miei ragazzi. Prego che il loro futuro sia il meglio che ci possa essere. O semplicemente me ne sto seduta su una panca in silenzio, senza pensare a nulla.

Non frequento la chiesa del mio quartiere, non perchè abbia qualcosa in contrario ad essa. Ma il mio punto di riferimento è il santuario di Sant’Antonio, presso il quale c’è la mensa dei poveri e dove ogni venerdì faccio la volontaria.

Mi sono chiesta spesso se il mio modo di vedere la vita in generale significhi “credere”. Ultimamente mi sono anche date delle risposte.

Si, credo in Dio.

Sono convinta della sua presenza e ho fede. Ma nello stesso tempo non riesco a concepire il discorso della religione così come mi è stato insegnato. Per esempio,  trovo riduttivo pensare a inferno e paradiso come punizione o premio,  per cattivi e buoni.

Penso invece di trovare più credibile la teoria del karma: ho letto molti libri sull’argomento e mi convinco sempre più che qualcosa di vero c’è.

Questa teoria mai provata… in cui si sostiene che a ogni azione corrisponde un effetto. Che tutto quello che si semina poi si raccoglie. Si crea il proprio futuro con ogni parola o pensiero.

Che nella vita che viviamo,  ci faranno visita delle cose che abbiamo messo in moto nel passato. Nel passato di questa vita e nel passato di altre vite.

Nulla possiamo fare senza che abbia delle ripercussioni… buone o cattive. Sono convinta inoltre che l’anima sia eterna e che si sposti di corpo in corpo. Che ogni vita sia fatta di prove da superare,  per purificarla dai desideri.  Separandola dalla mente: questo l’aiuta nella sua ascesa finale per arrivare a Dio.

Mi rendo conto che è un concetto difficile da accettare,  nulla prova l’esistenza di questa forma di credo. Ma se ci penso bene, neanche quello che mi è stato trasmesso fin dall’infanzia è mai stato provato.

Ci si crede… questa è fede. Forse ognuno ha la sua.

E’ come il discorso dell’amore… non ha forma, non si può toccare, non ha odore, non è visibile… ma se amo ci credo.

Lo sento forte dentro di me.

Lo “sento”… quindi credo.

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