Top 5: best incipit

Tutti gli scrittori di cui ho avuto il piacere di leggere le opere sono venuti a trovarmi in sogno stanotte, infuriati come tori alla corrida, perché non li ho coinvolti nelle mie celeberrime top 5. Mi hanno raccontato di una rissa furibonda  tra Gabriel Garcìa Màrquez e Woody Allen, dalla quale quest’ultimo è uscito con i suoi leggendari occhiali fracassati.

Quindi, per riportare la pace nel mondo, ecco una top 5 dei migliori incipit, non di sempre, non della letteratura mondiale, ma tra quelli che mi vengono in mente ora.
Non sarò troppo rigida: non vi citerò proprio gli incipit, le primissime parole, o almeno non sempre. Diciamo scoverò al massimo tra le prime pagine e mai dopo il primo capitolo.

Spero siano inviti alla lettura o alla rilettura:

  1. Sulla strada (1957) – Jack Kerouac  “Correvano insieme per le strade, assorbendo tutto in quella primitiva maniera che avevano, e che più tardi diventò tanto più triste e ricettiva e vuota. Ma allora danzavano lungo le strade leggeri come piume,e io arrancavo loro appresso come ho fatto tutta la mia vita con la gente che mi interessa, perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi di esssere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Ohhhhh.”
  2. Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) – Italo Calvino  “Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito agli altri: <<No, non voglio vedere la televisione!>> Alza la voce, se no non ti sentono: <<Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!>> Forse non ti hanno sentito con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: <<Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!>> O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.”
  3. Il giovane Holden  (1951) – J. D. Salinger  “Ad ogni modo, era dicembre e tutto quanto, e l’aria era fredda come i capezzoli di una strega, specie sulla cima di quel cretino di un colle. Io addosso avevo soltannto il cappotto doubleface senza guanti né altro. La settimana prima, qualcuno era andato fino in camera mia a rubarmi il cappotto di cammello, coi guanti foderati di pelliccia e tutto quanto. A Pencey c’erano un sacco di farabutti. Una quantità di ragazzi venivano da famiglie ricche sfondate, ma c’erano un sacco di farabutti lo stesso. Una scuola, più costa e più farabutti ci sono, senza scherzi. Ad ogni modo io continuavo a stermene vicino a quel cannone scassato, guardando la partita e gelandomi il sedere. Solo che alla partita badavo poco. Se me ne stavo lì era perché cercavo di provare il senso di una specie di addio. Voglio dire che ho lasciato scuole e posti senza nemmeno sapere che li stavo lasciando. E’ una cosa che odio. Che l’addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti senti ancora peggio.”
  4. Lolita (1955) – Vladimir Nabokov  “Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.”
  5. Il libro dell’inquietudine (1982) – Fernando Pessoa  “Devo scegliere tra cose che detesto – o il sogno, che la mia intelligenza ricusa, o l’azione, che alla mia sensibilità ripugna; l’azione, per la quale nn sono nato, o il sogno, per il quale nessuno è nato. Così, siccome detesto entrambi, non scelgo; ma, poiché ad un certo momento, devo o sognare o agire, mescolo una cosa con l’altra.”

Se non mi scrivete qualche incipit che amate, mi offendo profondamente!

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