yumehime
18 dicembre 2010

TIPOLOGIE DI MANGA: Josei – un mondo dedicato alle donne

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Forse uno dei generi manga meno conosciuti in Italia – messo in ombra dai numerosissimi shoujo e shounen in commercio – è lo josei, termine che raccoglie tutti i manga destinati ad un pubblico femminile dagli ultimi anni dell’adolescenza in poi.

“Josei” in Giapponese significa appunto “donna” ed è, quindi, il corrispettivo al femminile della parola “seinen”. Sono detti anche “Redicomi” (translitterazione giapponese di “Ladies’ comics”) o “Redisu” “(“Ladies”).

Ma cosa sono i manga josei e quali aspetti li caratterizzano?

Rispetto ai loro corrispettivi per ragazze più giovani, gli shoujo, presentano senza ombra di dubbio uno stile più sobrio e meno “artificioso”, con proporzioni corporee più realistiche (niente occhioni che occupano mezza faccia, in pratica) e meno “effetti ottici” (meno “sbrillii”, sfondi meno ricercati e più realistici, tratto meno pulito).

Anche le trame, in linea di massima, sono più verosimili, sia nella scelta degli argomenti trattati che nello sviluppo delle vicende. Non ci sono strani poteri magici, e in genere il batticuore del primo amore lascia il posto a storie più complesse, con tradimenti, relazioni finite e difficoltose.

L’ambiente tipo non è più la scuola superiore (sebbene alcuni famosi josei siano ambienti in un liceo), ma il posto di lavoro (una redazione giornalistica, ad esempio, nel caso di “Tokyo Style” di Moyoco Anno o la stanza di una mangaka, come nel caso di “Spicy Pink”, di Wataru Yoshizumi) e i sentimenti non sono più assoluti e sconvolgenti, ma pacati e smorzati dall’esperienza e dalla necessità di confrontarsi con i problemi e le esigenze della vita adulta.

Se, quindi, in uno shoujo manga la protagonista tipo è una liceale 15enne, innamorata del suo primo ragazzo e/o con difficoltà a relazionarsi coi suoi pari, l’eroina di uno josei è laureata, lavora, spesso ha una carriera più che soddisfacente portata avanti, però, a discapito della vita sentimentale. E’ invischiata in una storia d’amore problematica, o è single da molto tempo e ha perso fiducia negli uomini.

Tuttavia, nonostante questo genere di fumetti riscuota un sempre crescente successo (e non solo nei ranghi del target a cui è rivolto), è difficile che da essi vengano tratti degli anime o dei dorama (con alcune  notevoli eccezioni come “Nodame Cantabile”, “Honey and Clover” e “Nana”).

Per quanto riguarda le autrici più prolifiche in questo genere, segnaliamo nomi del calibro di Setona Mizushiro con i suoi “After School Nightmare” (commercializzato come shoujo, ma decisamente più josei, a mio avviso), “Black Rose Alice” e “Il gioco del gatto e del topo” (che appartiene a quella particolare fascia di manga josei a sfondo omosessuale che non va, però, confusa con gli yaoi, che presentano trame decisamente meno mature e coese), Ai Yazawa, con i suoi “Nana”, “Paradise Kiss” e “I cortili del cuore”. Moyoco Anno, con i suoi “Happy Mania” e “Tokyo style” e Yayoi Ogawa con “Sei il mio cucciolo” e “Kiss and never cry”.

Anche Wataru Yoshizumi (autrice del celeberrimo “Marmalade Boy”, da cui è stato tratto il cartone animato “Piccoli Problemi di cuore”), recentemente, si è cimentata in questo genere, con opere notevoli tipo il già citato “Spicy Pink” e “P x P”.

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Pubblicato in Anime e Manga