Barboni, homeless… chiamateli come volete

Sono andata in Corso Buenos Ayres stamattina.

La fermata è davanti ad un supermercato. In un’angolo steso per terra, c’era uno degli ospiti della mensa.

Coperto a malapena da una coperta lurida e completamente “fatto”d’alcol. Non mi ha riconosciuta, come avrebbe potuto… non avrebbe riconosciuto neanche sua madre.

Anche perchè, quando mi vede in mensa di norma è sobrio.

I frati sono assolutamente intransigenti in questo. Nessuno di loro può entrare se ha bevuto nè se è evidente l’effetto degli stupefacenti.

Non entrano neanche se sono particolarmente sporchi, e lui lo era… Dio mio se lo era. I pantaloni scesi fin sotto le natiche, e la biancheria in vista  color carbone.

Piedi nudi  sporchi di terra e chissà cos’altro. Solo una maglietta addosso,  sotto la coperta.

Ho pensato che comincia a far freddo e che lui è all’ultimo stadio dell’alcolismo. Quello in cui non sentono nè freddo, nè caldo nè dolore… e fra un pò la notte scenderà la temperatura di parecchio. Non passerà l’inverno, forse non ci arriverà neanche… Si lascerà morire.

Niente e nessuno potrà fare qualcosa per salvarlo.

Milano è anche questo, è anche gente disperata che non ha più nulla da perdere. Cosa potevo fare?

Ho consigliato all’inserviente del supermercato, di chiamare la polizia. O i vigili.

Nient’altro.

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