Non hai fiori bianchi per me?

A volte la sera tornava tardi dal lavoro, che il sonno già da un pezzo le teneva compagnia sul divano. Ma lei conosceva i suoi due giri di chiave, il mazzo sullo scaffale, l’anta del frigorifero, pssssssssss… la birra fresca.
Il biscotto al cioccolato rubato dal vaso, la moka preparata per il mattino seguente.
Il suo stare con sé nel bagno, spazzolino, crema. Passi leggeri, un lungo sbadiglio e finalmente le sue braccia intorno a lei.
Ciao amore…
…mmm… ciao…
Spesso si tratteneva un po’ sul terrazzo, slip e canotta, prima di infilarsi nel letto.
Aveva le sue migliori conversazioni con tele bianche in cavalletto e la città ancora calda di fine estate, chiacchierava di luci e cani e motorini e vino e jazz poco lontano.
Delle regole dell’arte – se fossero mai possibili – non aveva conoscenza.
Restia a fidarsi di tutto meno che dell’istinto della sua mano sulla tela e della mano del destino sulla sua vita.
Quella mano che un giorno prese il rosso delle sue labbra, il blu dei suoi occhi, il giallo del sole e dipinse per loro la realtà che nemmeno con il sogno più bello poteva competere.
Socchiuse l’imposta e la porta a vetri, la baciò e sorrise.
Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare.

pic by Meghan “Speak to me in the light of the dawn”, thank you

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