Rurouni Kenshin – Samurai Vagabondo

Forse troppo poco noto in Italia, Rurouni Kenshin è, quasi sicuramente, uno dei migliori manga pseudo-storici degli ultimi decenni.

Scritto da Nobuhiro Watsuki ed edito in Giappone dalla Shueisha, questa splendida opera sbarca anche in Italia nel 2001 grazie alla Star Comics, col titolo di “Kenshin, Samurai Vagabondo”.

La serie ha inizio nel 1878, pochi anni dopo le sanguinose lotte che portarono alla caduta dello Shogunato dei Tokugawa e all’instaurazione dell’era Meiji. Hitokiri Battosai (“Battosai l’assassino”, sanguinoso personaggio basato su Kawakami Gensai, samurai realmente esistito e protagonista di quell’epoca turbolenta) ha oramai rinunciato alla sua tecnica mortale ed al suo temibile soprannome, dedicandosi, invece, ad aiutare il prossimo. Diventa così un ronin, prendendo sulle sue spalle il compito di difendere tante più vite possibile e onorare, in questo modo, la memoria di quelle che, in nome dell’avvento di una nuova epoca, aveva crudelmente falciato. Nonostante un editto vieti di girare armato in città a chiunque non appartenga alla polizia, Kenshin il ronin non abbandona la sua spada “a lama invertita” (ovvero col filo rivolto verso chi la impugna e non verso la persona contro cui viene puntata) simbolo della sua redenzione.

Camminando per le strade di Tokyo per adempiere alla sua nuova missione, egli si trova davanti ad una persona che afferma di essere proprio Battosai, il famoso assassino, e che terrorizza gli studenti di una piccola scuola di arti marziali appartenente alla famglia Kamiya.

L’incontro con la giovane proprietaria del dojo, Kamiya Kaoru lo spingerà a regolare molti conti lasciati in sospeso e ad affrontare e sconfiggere, per sempre, le ombre del suo passato.

Consigliato a tutti, semplicemente stupendo. E ricco di riferimenti storici, il che non guasta mai.

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