Il lato B… di Palazzo Abatellis

Il restauro di Carlo Scarpa a Palazzo Abatellis  a Palermo, del 1953, è considerato dai critici uno dell’esperienze progettuali museografiche più riuscite del maestro veneziano. L’edificio, costruito tra il 1490 e il 1495 come dimora signorile del Cavaliere Francesco Abatellis, successivamente dimora di un convento monacale, ospita oggi la Galleria Regionale della Sicilia.

Le opere d’arte medioevale e moderna sono esposte grazie a vere e proprie “machinae” progettate per esaltare gli oggetti, renderli svincolati dal contesto, quasi librarsi in uno spazio indefinito e atemporale che permette all’osservatore di coglierli nella loro intima dimensione.

Il contatto tra questi complessi meccanismi e l’opera d’arte in sè è ridotto al minimo, e per questo possono essere visti entrambi nella loro individualità, senza che uno influenzi l’altro.

Dispositivi minuti quali le perfette cerniere metalliche, che consentono di muovere l’opera per assecondare la luce naturale durante il giorno, si contrappongono ai pesanti blocchi che fanno da contrappeso per i piedistalli, o alla pietra della scala anch’essa sospesa ed incastonata nel muro quasi a voler condurre ad una dimensione dove le leggi della forza di gravità sembrano seguire altre regole (ma le leggi sulla sicurezza, ahimè, impediscono di percorrerla!).

Oltre a tutto questo, già di per sè straordinario, per il cui approfondimento vi rimando ai testi di chi meglio di me sicuramente saprà condurvi alla comprensione dell’opera siciliana di Scarpa, Sergio Polano per citarne uno, vorrei suggerire a chi avesse occasione di visitare la Galleria della Sicilia di spingersi letteralmente oltre i pannelli di legno delle strutture: proprio qui infatti, scritta con la mano del Maestro, si può approfittare di un’immensa lezione di museografia e tecnologia dell’architettura.

Le foto, purtroppo, non rendono l’emozione di trovarsi di fronte agli appunti, dettagli, soluzioni scritte in matita sul verso dei pannelli, comunicazione agli operai, spiegazione sul funzionamento dei singoli pezzi, variazioni sul tema dell’unione tra le parti.

Si riesce, respirando quest’aria di “cantiere”, ad entrare per un attimo nel Suo mondo, nel Suo cantiere, a capire davvero l’ossesione per il dettaglio, la perfezione della soluzione adatta ad ogni singolo problema.

Forse lascerete contrariati e stupiti gli addetti al museo, come abbiamo fatto noi, spiando anche dietro ai pannelli, ma come nella musica, si deve girare il disco per apprezzarne il b-side, altrimenti non si può dire di averlo davvero ascoltato…

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