Giocare alla guerra
Trattare le guerre come tema per i giochi da console non è sempre argomento semplice…
In molti titoli abbiamo assistito alla ricostruzione della II guerra mondiale, del conflitto in Vietnam, della lotta contro i governi repressivi e da un punto di vista morale e politico tutto si è svolto senza problemi trattandosi di anni ormai passati e considerati ormai storia.
Ma se un gruppo di sviluppatori pensasse di portare in ballo una guerra a noi più vicina, l’etica resterebbe intatta o verrebbe attaccata dai critici più inflessibili?
EA games ha sviluppato nel nuovo capitolo di Medal of Honor una delle guerre contemporanee cercando di aggirare l’ostacolo politico rifugiandosi nel realismo.
Il giocatore vestirà la divisa dei soldati delle forze dell’ordine statunitensi dislocati nei luoghi dove si svolge la guerra contro i Talebani.
La continuità alla storia viene data da eventi ben definiti, dando a MoH un tocco “cinematografico”.
Il lato positivo da film si contrappone alla scarsa libertà di azione, tanto che nel gioco alcuni passaggi sono obbligati e il giocatore si trova a subire la volontà degli sviluppatori.
Nella valutazione tecnica possiamo dire che piace molto la cura con cui sono state ricreate le armi, tutte esistenti e molto dettagliate, grazie anche ad un motore grafico molto potente.
Da tale accuratezza ci si aspetterebbe un AI molto acuta, cosa che invece non accade.
L’abilità dei nostri nemici di sfruttare i ripari all’interno dello scenario di gioco sembra sparire quando sporgono con la testa dal riparo stesso, creando quindi un gioco da headshoter.
Questa mancanza di AI e l’incanalare le nostre azioni tolgono qualche punto ad un gioco che comunque può piacere a molti mantenendo un posto di rilievo nelle classifiche di gradimento del suo genere.

