The jacket. Avevo 27 anni la prima volta che sono morto

La guerra è una brutta cosa. Non si contano i personaggi del grande schermo che sono tornati da una qualche guerra con ferite più o meno profonde, fisiche ma soprattutto psicologiche.



Il problema è che spesso la cura è peggiore del male.

Jack Starks (Adrien Brody) torna dalla guerra del Golfo. Nella confusione dell’infermeria lo stavano già mettendo tra i cadaveri. Per fortuna un medico attento si accorge che il ragazzo, beh, respira. Per dire che il film inizia sotto i migliori auspici.
Lo ritroviamo alcuni mesi dopo camminare con lo zaino in spalla lungo una strada innevata. Aiuta una mamma e una bimba in difficoltà e trova un buon’uomo che gli offre un passaggio. Fuori fa freddo, un po’ di strada al calduccio non si rifiuta.
Sarebbe stato meglio rifiutare.
Starks viene accusato di omicidio ma non ricorda assolutamente nulla. Viene rinchiuso in un manicomio criminale e allora inizia l’inferno.

Il regista John Maybury da il via ad un miscuglio di scienza, fantascienza e giochi psicologici tutti uniti dal filo della tensione e della suspance. A partire dagli esperimenti troppo azzardati del dott. Becker (Kris Kristofferson) si dipanano le vicende che accadono in 2 piani temporali diversi vissuti però entrambi da Starcks.
Il personaggio interbretato da Brody rincorre sé stesso, il suo destino, la verità che lo riguarda a cavallo dei due piani temporali , con tutti i paradossi che ne derivano (quello che succede nel futuro è determinato da ciò che i personaggi conoscono e fanno nel presente. Ma quello che fanno nel presente è possibile perché conoscono il futuro e agiscono di conseguenza. E così via. Queste cose le adoro e Lost ha peggiorato questa passione).

Sembra che il destino non si possa modificare e Starks va incontro alla fine che gli era stata “predetta nel futuro”, proprio mentre tenta in tutti i modi di sfuggirvi.
Ma forse non vale sempre. La sorte della piccola/grande Jackie (Keira Knightley) sembra subire un cambiamento proprio da quanto Starks fa per lei.

Con questa speranza (che forse è anche una piccola lacuna del plot? Perché quello che Starcks fa nel presente cambia il futuro di Jackie, mentre per lui il destino si avvicina  inesorabilmente e senza possibilità d’appello?) con questa speranza, dicevo, si conclude un film più che buono, che ci offre la possibilità di vedere Adrien Brody interpretare un personaggio che ricorda lontanamente il protagonista de Il pianista, con le sue espressioni di sofferenza e umiliazione.

Tuttavia non è mai un personaggio debole. Agisce fino all’ultimo minuto, cambia quel che può, animato sempre da un sentimento di giustizia e dalla ricerca della verità.

Inoltre, pregio che non sempre hanno i film che giocano con il tempo, con il futuro, con i paradossi, questa pellicola fila liscia, non confonde lo spettatore privandolo di tutti i suoi punti di riferimento, ma nemmeno gli spiega tutto come fosse un bambino. E’ un film giusto, preciso, che lascia pochissimi dubbi.

Se “The Jacket” fosse un compito in classe gli darei 7 e mezzo e spererei che continuasse su questa strada.

Voi che voto gli date?

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